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Vittorio
Occorsio

1929

1976

AUDIOGUIDA

Il bene e il male si sono guardati negli occhi alle 8,30 del 10 luglio 1976. 

Il terrorista nero Pierluigi Concutelli si pianta di fronte alle Fiat 125 del magistrato Vittorio Occorsio e gli spara contro 32 colpi di mitra, lasciando sul sedile dell’auto crivellata un volantino di rivendicazione della “sentenza del tribunale del popolo” di morte. C’è un’ascia bipenne sull’intestazione” e la sigla di Ordine Nuovo, una delle più pericolose e spietate organizzazioni clandestine di estrema destra.

Si chiudeva così il cerchio della breve carriera di Occorsio. La prima volta che il suo nome era apparso sui giornali risale a nemmeno dieci anni prima, nel 1967. Occorsio sosteneva la pubblica accusa contro due giornalisti dell’Espresso, il direttore Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi. Li aveva querelati per diffamazione il generale Giovanni De Lorenzo, capo del Sifar (i servizi segreti militari) nonché comandante dell’Arma dei Carabinieri. De Lorenzo aveva architettato il cosiddetto “Piano Solo”: dossier clandestini sull’intera classe dirigente del Paese, programmi di arresti per molti di questi, trasferimento degli stessi in una base già predisposta in Sardegna. Il tutto per fronteggiare la possibile ricostituzione di un governo di centrosinistra nell’estate del 1964. Il golpe non fu mai attuato ma durante il processo Occorsio si rese conto della veridicità delle affermazioni del settimanale e chiese l’assoluzione dei giornalisti. La sentenza fu invece di condanna ma successive indagini hanno in sostanza confermato la ricostruzione dell’Espresso.

Due anni dopo si trovò a svolgere il ruolo di PM in un altro processo drammatico, quello contro Pietro Valpreda, accusato della strage di piazza Fontana del dicembre 1969. Qui i depistaggi da parte dei servizi segreti e altri apparati statali furono devastanti ma Occorsio si riprometteva di verificare la situazione in un pubblico processo. Che invece fu bloccato all’inizio e cominciò l’infinita peregrinazione che porterà all’attribuzione della strage a Ordine Nuovo. Ma proprio contro la stessa organizzazione, intuendo l’incongruenza di molti dettagli, aveva intanto cominciato a indagare Occorsio. Che nel 1973 fece arrestare trenta dirigenti di ON, li mandò a processo e ottenne la condanna per ricostituzione del partito fascista e violenze di ogni sorta. Occorsio stava istruendo un secondo processo contro altri capi di Ordine Nuovo quando fu fermato dal mitra di Concutelli. Pochi giorni prima aveva avuto un’intuizione decisiva: che a tessere il filo del terrorismo nero fosse la Loggia massonica P2 di Licio Gelli. Aveva interrogato una prima volta il Gran maestro e stava ricostruendo la trama dell’eversione di cui Gelli era a capo. 

I fatti successivi gli daranno ragione.

 

Eugenio Occorsio

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