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L'ultima indagine
di Occorsio
1975
1976
AUDIOGUIDA
Il processo di Firenze
Eversione e rapimenti
Nel 1975 Vittorio Occorsio iniziò le indagini su clamorosi sequestri di persona avvenuti in quell’anno: tra marzo e ottobre il gioielliere Gianni Bulgari, gli industriali Amedeo Ortolani e Alfredo Danesi furono rapiti dal cosiddetto clan dei Marsigliesi.
Occorsio lavorava con altri magistrati che si occupavano dei sequestri. Si trattava di un metodo nuovo che consentì grandi risultati e si diffuse ad altri uffici. Questa esperienza dei magistrati romani sui sequestri, così come quella di altri sul terrorismo, negli anni Ottanta furono alla base del pool antimafia di Palermo, diretto prima da Rocco Chinnici e poi da Giovanni Falcone.
L’impegno di Occorsio e di altri magistrati consentì la cattura di alcuni dei più pericolosi criminali dell’epoca e un severo colpo ai sequestri di persona. Dalle indagini emersero collegamenti con organizzazioni mafiose, palermitane, milanesi e di Marsiglia. Inoltre furono accertati legami con i neofascisti. Anche Pierluigi Concutelli, che avrebbe poi ucciso Occorsio, risultò coinvolto in sequestri.
Il debutto della P2
Alcuni miliardi provenienti dai riscatti corrispondevano al costo di un palazzo acquistato a Roma in Via Romagna, sede dell’Organizzazione Mondiale del Pensiero e dell’Assistenza Massonica, fondata da Licio Gelli. Questo dato orientò Occorsio verso il segretario della Loggia P2 di Licio Gelli, l’avvocato Gian Antonio Minghelli, poi prosciolto, e verso uno dei capi della banda dei sequestratori, Albert Bergamelli.
Dall’11 aprile 1976 tali legami emersero pubblicamente; sui giornali si iniziò a fare riferimento alla Loggia P2 e ai suoi rapporti con la criminalità organizzata e le formazioni eversive.
Nell’ambito delle indagini svolte a Firenze per l’assassinio di Occorsio, i magistrati Pier Luigi Vigna e Luigi Pappalardo approfondirono quell’inchiesta e alla fine del 1976 ottennero le prime liste degli appartenenti alla Loggia P2, di circa 500 nomi, attraverso gli interrogatori del Gran Maestro Lino Salvini e dello stesso Licio Gelli.
Si dovette arrivare al 1981 perché emergessero – grazie ai magistrati Giuliano Turone e Gherardo Colombo – liste più ampie della Loggia, con 962 nomi, il cui ruolo iniziò a chiarirsi solo allora.
Gli assassini
Grazie ai testimoni oculari presenti al momento dell’agguato e alle dichiarazioni di detenuti provenienti dalle organizzazioni neofasciste si arrivò all’arresto di Gianfranco Ferro e Pierluigi Concutelli. Fu in casa di Concutelli che furono trovate evidenze sui legami con organizzazioni criminali responsabili dei sequestri di persona e soprattutto, tra le varie armi lì tenute, il mitra Ingram usato per uccidere Occorsio e ottenuto dalla Polizia della Spagna franchista, come detto precedentemente, dopo l’attentato contro il vicepresidente della Democrazia Cristiana cilena in esilio a Roma, Bernardo Leighton.
Concutelli e Ferro furono condannati il 16 marzo 1978 con sentenza confermata dalla Corte di Cassazione il 6 marzo 1980. Il primo all’ergastolo, il secondo alla pena di 24 anni di carcere.
Fotografia dei quotidiani gettati nel balcone di Gianfranco Ferro
1976
Fotografia scattata durante i rilievi tecnici della Questura di Roma nell’appartamento di Gianfranco Ferro, coimputato nel processo per l’omicidio di Vittorio Occorsio. Sul balcone furono trovati giornali sull’assassinio del magistrato, a testimonianza della premeditazione del delitto.
ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, “PROCESSO CONTRO PIERLUIGI CONCUTELLI E ALTRI”
Telegramma inviato da Enrico Berlinguer alla Famiglia Occorsio
1976
Enrico Berlinguer inviò un telegramma alla famiglia Occorsio porgendo le condoglianze personali e del PCI per l’omicidio del magistrato che definì un atto feroce contro le istituzioni democratiche e la convivenza civile.
ARCHIVIO FAMIGLIA OCCORSIO
Pianta del luogo dell’agguato
1976
La pianta rappresenta una porzione del quadrante di Roma noto come “Quartiere Africano”. L’angolo tra via Mogadiscio e via del Giuba, che corrisponde al luogo dell’agguato, è evidenziato con un pennarello rosso.
La mattina del 10 luglio 1976 Pierluigi Concutelli si trovava lì, a bordo di una Fiat 124 rubata. Alle ore 8.30, dopo aver ricevuto un segnale dal complice Gianfranco Ferro che gli indicò quale automobile colpire, scese dalla macchina ed esplose 32 colpi di mitra contro la Fiat 125 di Occorsio uccidendo il magistrato.
Archivio di Stato di Firenze, “Processo contro Pierluigi Concutelli e altri”
Verbale di ritrovamento e sequestro
dei volantini di rivendicazione trovati sul luogo del delitto
1976
Il verbale, redatto dalla polizia, rende noto che alle 8.50 del 10 luglio 1976, in via del Giuba a Roma, furono rinvenuti dei volantini sul luogo del delitto. Questi erano disposti vicino al cadavere di Vittorio Occorsio, precisamente sul fianco destro del sedile anteriore della sua Fiat 125. Sui volantini era posta in evidenza la scritta “Movimento Politico Ordine Nuovo”, accompagnata dal simbolo del gruppo terroristico costituito da un’ascia bipenne iscritta in un cerchio. Seguiva un testo nel quale l’organizzazione rivendicava l’omicidio di Vittorio Occorsio, colpevole di aver servito quella che gli ordinovisti definirono «dittatura democratica».
Archivio di Stato di Firenze, “Processo contro Pierluigi Concutelli e altri”
Disegno del volto di Concutelli realizzato da una testimone oculare
1976
La mattina del 10 luglio 1976 si trovò sul luogo del delitto Yolanda Zerboni, disegnatrice di professione, che riuscì a disegnare il volto dell’assassino, poi identificato in Pierluigi Concutelli.
Archivio di Stato di Firenze, “Processo contro Pierluigi Concutelli e altri”
Foto di Concutelli
1976
Foto segnaletica di Pierluigi Concutelli, scattata dalla Polizia dopo il suo arresto. Nato a Roma nel 1943, Concutelli visse l’adolescenza a Palermo, dove iniziò a militare nel MSI e a ricoprire incarichi nella sezione giovanile del partito. In contrasto con la linea moderata del segretario Giorgio Almirante, uscì dal movimento per confluire nella destra extraparlamentare.
Nel corso degli anni Settanta divenne il comandante militare del MPON, organizzazione capace di soddisfare gli ideali della destra antidemocratica e violenta da lui condivisi.
Condannato a diversi ergastoli, non mostrò mai segni di pentimento per i crimini commessi. È morto il 15 marzo 2023, all’età di 79 anni.
Archivio di Stato di Firenze, “Processo contro Pierluigi Concutelli e altri”
Fotografia dei quotidiani gettati sul balcone di Gianfranco Ferro
1976
Archivio di Stato di Firenze, “Processo contro Pierluigi Concutelli e altri”
Rilievi fotografici di via dei Foraggi, armi rinvenute nel covo
1976
Lo scatto ritrae in primo piano la pistola mitragliatrice Ingram MAC-10 poggiata su una borsa di pelle, l’arma che Pierluigi Concutelli usò per uccidere Vittorio Occorsio. Nella fotografia si intravedono anche alcuni quotidiani dell’epoca e una macchina da scrivere Olympia. I rilievi furono eseguiti nel covo romano di via dei Foraggi dove l’ordinovista, da tempo latitante, venne arrestato all’alba del 13 febbraio 1977. Al momento dell’irruzione nel seminterrato, Concutelli non oppose resistenza alle forze dell’ordine che rinvennero, vicino al suo letto, l’Ingram con silenziatore e matricola abrasa.
Come affermato dal PM Pierluigi Vigna, nel covo gli agenti scoprirono “un mare di prove” che tracciarono con precisione l’attività eversiva di Ordine Nuovo. Oltre a un arsenale con inclusi 250 metri di miccia, tritolo e un sofisticato telecomando per inneschi a distanza, fu trovato il denaro del riscatto Trapani, prova dei contatti tra l’eversione nera e la banda di Vallanzasca.
Archivio di Stato di Firenze, “Processo contro Pierluigi Concutelli e altri”
Cartellino segnaletico del Ministero dell’Interno per Pierluigi Concutelli
1976
Il 25 ottobre 1969, il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo formalizzò l’ingresso di Pier Luigi Concutelli negli archivi giudiziari. La scheda segnaletica lo descrive come un giovane di venticinque anni, studente di agraria e rappresentante di commercio. Tuttavia, dietro la fisionomia dell’insospettabile dagli occhi celesti, si cela un attivista radicale, profondamente avverso alla linea moderata del “doppiopetto” missino e già inserito nei circuiti del paramilitarismo neofascista.
Il primo arresto di Concutelli risale al 10 ottobre 1969 sul monte Bellolampo dove fu sorpreso, insieme ad altri militanti, mentre si esercitava al tiro. All’interno della sua vettura gli agenti rinvennero un arsenale da guerra: tre mitra, una “Maschinen-pistole”, delle bombe a mano e circa ottocento cartucce. Negli anni successivi, la sua “pattuglia d’assalto” seminò il terrore nelle scuole palermitane e nel 1971, davanti a un liceo cittadino, lo squadrista colpì con ferocia una studentessa, causandole la frattura del setto nasale. Questo attivismo giovanile, fatto di addestramenti clandestini a Porto Palo e aggressioni di piazza, segna le tappe della sua radicalizzazione che trovò accoglienza negli ambienti dell’eversione nera.
Archivio di Stato di Firenze, “Processo contro Pierluigi Concutelli e altri”
Interrogatorio dell’avvocato Gianantonio Minghelli
18 luglio 1976
L’avvocato Minghelli nega le sue presunte responsabilità sull’omicidio di Occorsio e dichiara di non aver fatto parte di Ordine Nuovo, ma di aver solo svolto l’attività di avvocato in difesa di membri di quel movimento. Dichiara inoltre d’essere stato dal 1971 nella Loggia massonica “Lira e spada”, di cui era stato Maestro, e poi anche nella Loggia P2, dove sostiene d’essere entrato nel 1974. In quell’anno il Gran Maestro Lino Salvini soppresse la Loggia P2 “coperta”, i cui membri erano noti solo al Gran Maestro stesso, dando vita alla nuova Loggia P2. Minghelli dichiara: «Nacque così la P2, di cui io fui tra i sette “fratelli promotori”, insieme a mio padre, al Salvini, a tale Licio Gelli ed altri dei quali non ricordo il nome». Minghelli fu poi prosciolto.
Archivio di Stato di Firenze, “Processo Concutelli e altri”
Interrogatori di Licio Gelli e di Lino Salvini
14 agosto 1976, 15 agosto 1976
In questo primo interrogatorio, Licio Gelli nega l’esistenza di legami della Loggia P2 con le organizzazioni responsabili dei sequestri di persona e con l’omicidio di Occorsio. Racconta di aver combattuto nella guerra civile spagnola nel 1936-39 a fianco dei nazionalisti di Francisco Franco, il capo della successiva dittatura spagnola, e di essere ora consigliere economico dell’Ambasciata argentina. Parla inoltre delle sue attività industriali e della sua affiliazione alla Massoneria come segretario della Loggia P2 guidata da Lino Salvini, che la sciolse nel 1974 per costituire una Loggia P2 non più “coperta” dalla riservatezza tra i suoi componenti. Della nuova Loggia, Gelli dichiara di essere stato dal 1975 il Maestro Venerabile con l’avvocato Minghelli come segretario. Accusa altri settori della Massoneria di volerlo colpire con le accuse da lui qui negate. Nell’interrogatorio del 20 settembre successivo (cfr. mostra web), Gelli darà precisazioni sulla formazione e sulla composizione della Loggia P2.
Segue l’interrogatorio del Gran Maestro del Grande Oriente, Lino Salvini, sul passaggio dalla vecchia Loggia P2 alla nuova e sui suoi rapporti con Gelli.
Archivio di Stato di Firenze, “Processo Concutelli e altri”
Interrogatorio di Roberto Occorsio
10 settembre 1976
Roberto Occorsio, fratello di Vittorio, dichiara di aver saputo da un amico giornalista del magistrato, Luigi Costantini, delle grandi preoccupazioni di Occorsio derivanti dall’indagine sui sequestri di persona. Quei rapimenti non risultavano di “piccola delinquenza”, ma di grande e inaspettata dimensione. Nel suo interrogatorio, del 22 settembre (c. 100), Costantini conferma le confidenze di Vittorio, che riteneva la questione «una cosa molto grossa» e aggiungeva «speriamo che se ne possa venire a capo». Costantini aggiunge inoltre che tale consapevolezza veniva a Occorsio soprattutto dal rapimento Ortolani.
Archivio di Stato di Firenze, “Processo Concutelli e altri”
Ci possono essere dei legami tra i sequestri organizzati da Bergamelli e gli ultimi rapimenti verificatisi a Roma? – ho chiesto ad Occorsio – Non si può escluderlo. Sto lavorando a qualcosa che potrebbe essere clamoroso. Venerdì mi aveva detto: “Ho tra le mani qualcosa di clamoroso”.
F. Scottoni, «l’Unità, 11 luglio 1976