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Gli anni Settanta
in Italia
1970
1979
AUDIOGUIDA
Tra speranze e tempeste
Riforme e reazione violenta
Gli anni Settanta rappresentano un periodo contraddittorio della storia dell’Italia repubblicana, segnato da profonda instabilità sociale e violenza politica, ma pure da una intensa stagione riformatrice che modificò lo Stato ed estese i diritti dei cittadini.
Tensione, violenza e riforme – speranze e tempeste – furono dunque dimensioni intrecciate e inseparabili di quel periodo.
Il decennio si aprì all’insegna della cosiddetta strategia della tensione, un insieme di azioni terroristiche, depistaggi e trame eversive con un duplice obiettivo: da un lato destabilizzare il sistema democratico orientando l’opinione pubblica verso soluzioni autoritarie; dall’altro stabilizzarlo in senso moderato, come di fatto avvenne attraverso una continua minaccia di colpi di Stato, in realtà mai realizzati.
Si contano almeno quattro tentativi di questo tipo (negli anni 1970, 1973, 1974 e 1979) alternatisi alle stragi di Piazza Fontana a Milano nel 1969, di Peteano nel 1972, in Piazza della Loggia a Brescia e del treno Italicus nella galleria di San Benedetto Val di Sambro nel 1974, della stazione di Bologna nel 1980. Furono tutti delitti collegati all’estrema destra e a settori infedeli dello Stato che depistarono le indagini per ostacolare la magistratura e coprire la responsabilità dei neofascisti.
Parallelamente, esplose la violenza di matrice marxista-leninista. Gruppi come le Brigate Rosse, Prima Linea e altre formazioni extraparlamentari scelsero la lotta armata per colpire lo Stato, percepito come espressione dell’imperialismo e del capitalismo da abbattere. Le loro prime azioni risalgono al 1971-1972 e i primi omicidi al 1974, ma il 1976 segnò l’inizio della massima radicalizzazione del cosiddetto “Partito armato”, culminata con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978 – con la strage della sua scorta – da parte delle Brigate rosse, mentre contemporaneamente gruppi neofascisti come Ordine Nuovo e in seguito i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) intensificavano i loro attentati.
L’Italia si trasforma
La violenza si diffuse anche a livello giovanile, alimentata dalla crisi economica, dalla disoccupazione e dai conflitti sociali. La reazione dello Stato riuscì a isolare progressivamente i gruppi armati, ma lasciò profonde ferite civili e sociali.
Nonostante le tensioni e le violenze, gli anni Settanta furono un periodo di grandi riforme politiche e sociali. In risposta alle proteste del biennio 1968-1969 e alla crescente domanda di diritti, il Parlamento approvò provvedimenti fondamentali: lo Statuto dei Lavoratori nel 1970, l’introduzione del divorzio nel 1970 – confermato nel 1974 con il referendum – i Decreti delegati nella scuola sempre nel 1974, la riforma del diritto di famiglia nel 1975 e, nel 1978, l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza – anch’essa ribadita con un referendum -, la legge Basaglia per superare i manicomi. Una legislazione di segno progressista accompagnò anche le battaglie del movimento femminista, favorendo la parità di genere prevista dalla Costituzione.
La Repubblica non rispose al terrorismo e al crimine organizzato con misure antidemocratiche. Al contrario, proprio al culmine della violenza furono approvate la riforma dei Servizi segreti, con una disciplina più aperta del segreto di Stato, e dell’ordine pubblico, con la smilitarizzazione della Polizia.Queste riforme consolidarono i diritti dei cittadini e modernizzarono la democrazia italiana, contribuendo a renderla più libera ed europea.
Fotografia dei quotidiani gettati nel balcone di Gianfranco Ferro
1976
Fotografia scattata durante i rilievi tecnici della Questura di Roma nell’appartamento di Gianfranco Ferro, coimputato nel processo per l’omicidio di Vittorio Occorsio. Sul balcone furono trovati giornali sull’assassinio del magistrato, a testimonianza della premeditazione del delitto.
ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, “PROCESSO CONTRO PIERLUIGI CONCUTELLI E ALTRI”
«La Stampa» n. 296/1978
22 dicembre 1978
Mentre tensioni sociali e terrorismo segnavano la cronaca quotidiana, il Paese avviava riforme decisive che ampliarono diritti e tutele, dalla nascita del Servizio Sanitario Nazionale allo Statuto dei lavoratori.
ARCHIVIO STORICO «LA STAMPA»
«Il Messaggero»
11 luglio 1976
«Paese Sera»
10 luglio 1976
Tra il 10 e l’11 luglio 1976 molti quotidiani dedicarono la prima pagina all’assassinio di Occorsio. Questa è priva della foto scattata nel luogo dell’agguato come tutte quelle conservate presso la famiglia: furono tagliate dal figlio Eugenio e da amici in segno di rispetto per la moglie.
Archivio della famiglia Occorsio
Archivio della famiglia Occorsio
«Memoriale di Aldo Moro»
post 16 marzo – ante 9 maggio 1978
Il cosiddetto «Memoriale di Moro» è formato da 239 dei complessivi 420 fogli autografi trovati a Milano nell’ottobre del 1990: erano trascorsi dodici anni dall’assassinio di Aldo Moro, avvenuto il 9 maggio 1978 dopo i 55 giorni del sequestro, iniziato il 16 marzo.
Di quei testi non è noto l’originale, ma solo le fotocopie prodotte dalle Brigate Rosse, responsabili del rapimento e dell’assassinio di Moro e dei cinque uomini della sua scorta.
Con il suo “memoriale”, Moro rispose alle domande dei carcerieri. Dopo la condanna a morte, dichiarata dai terroristi il 15 aprile 1978, Moro continuò a scrivere approfondendo quelle risposte e aggiungendovi sue profonde riflessioni, fino alla morte.
Archivio di Stato di Roma, “Archivio della Procura della Repubblica di Roma, Reperto da via Monte Nevoso a Milano”
«Sul Piano Solo»
post 20 aprile 1978
Questo è il primo di tre fogli dell’approfondimento sul cosiddetto “Piano Solo”, un complotto emerso dopo che nel 1967 «L’Espresso» denunciò un tentativo di colpo di Stato risalente al 1964.
Qui Moro conferma la sua analisi su quella crisi come una minaccia destinata a ridurre la spinta riformatrice del suo governo.
Su quegli eventi Occorsio indagò nel 1967.
Archivio della famiglia Occorsio
Le cause di fermento esistono, il fermento esiste, è criminale armare la mano di chi protesta e che proprio nella violenza perde i valori che propone...
Appunto di Vittorio Occorsio, s.d.